INTRODUZIONE

L’attenzione dell’attore, continua e sensibile, su ciò che il proprio corpo compie nel disegnare il proprio personaggio e la sua storia,accompagna ogni sua esperienza in palcoscenico, come un ombra, come la guida, come un colloquio interno imprescindibile. I sensi sono tutti allertati, chiamati ad essere vivi, in collaborazione. Dialogano con ‘mente e cuore’, dialogano con il pubblico, agiscono, esprimono, raccontano. Là dove uno di questi sensi non può essere utlizzato cosa avviene? Dove si pone allora il teatro, se siamo felicemente convinti che il teatro sia ‘Luogo dell’anima’, quindi potenzialmente in ogni uomo? Pensiamo che tutti gli altri sensi facciano ancora più corpo, e quasi ricreino quello non attivo che così torna ad esserci, in maniera differente. Un grande gioco, un tuffo nel non conosciuto, un abbandono a sè e alla scoperta della potenza che ogni uomo è nelle spinta a conoscere/si, a sfidarsi, a completarsi. L’ipotesi è che nelle dimensione del non vedente, la cura estrema al proprio muoversi nello spazio, possa, nel suo grande auto controllo, permettersi proprio l’esplorazione di una gamma di micro e macro movimenti espressivi, comunicativi, parti integranti del processo teatrale, e che donano alla possibilità dell ‘espressione prospettive altrimenti non previste, giochi altrimenti temuti, luci altrimenti inesistenti…. Il grande Peter Brook indicava nell’atto di un corpo che entra in scena già il teatro. Da questo partiamo. Una sfida che può a tutti suggerire la dimensione non vedente è quella di ascoltarsi tanto da non poter mentire: un’altro grande maestro diceva ai propri attori che provavano, un : “Ti credo” o un “Non ti credo”. Lasciare che l’attenzione del rapporto tra i nostri sensi che comunicano tra loro e con l’esterno sia tale da ridurre disarmonie e viceversa sia tale da incamminarsi verso una condivisione armonica, luogo tanto della fantasia e rielaborazione individuale quanto di una possibilità di linguaggio comune. Ci accompagnerà la suggestione di essere come le stelle, che viste nelle nostre buie notti, sono immobili piccoli puntini, pudichi, intermittenti lievi luci; ma dentro tutto è in movimento, l’energia si esprime, suona e muta dentro e verso l’esterno…

FINALITA’

Percezione del corpo,sondandone i disequilibri, le estremità, il rapporto con lo spazio altrui: nuova dimensione fisica, agita o no, comunque esperita, pronta all’atto creativo nel quotidiano e nel processo artistico . Drammatizzazione: il movimento, il vissuto, il canto: tecniche, pratiche, proposte sono analizzate e poi sincronizzate nell’ipotesi di una possibilità di atto comunicativo con un ipotetico pubblico, cioè proposte e ridiscusse come per un evento teatrale. Incontro tra vedenti e non vedenti verso un linguaggio teatrale terzo.

MODALITA’

Proposte di movimento tratte da vari ambiti della formazione per attore. Sensibilizzazione dell’atto respiratorio e della conseguente fonazione. Improvvisazione su schemi tratti da opere teatrali Studio della dimensione corale: canto, poesia, ritmi, musica, parole che nella ricerca dell’ unisono trovano una stimolante dimensione per ascoltare sè stessi con particolare attenzione, tanto nello stare insieme che poi nella fiducia di poter continuare soli Pratiche esperienziali. Il corso è condotto dall’attrice Carmen Panarello.

 

Carmen Panarello www.carmenpanarello.com

Top