AUDIODESCRIZIONE dello spettacolo Il Bugiardo di Carlo Goldoni. Teatro Vittorio Emanuele Messina

by on Apr 16, 2016 in Teatro

TEATRO VITTORIO EMANUELE DI MESSINA Sabato 30 aprile, ore 17,30 AUDIODESCRIZIONE dello spettacolo

Il Bugiardo


Il Bugiardo

di Carlo Goldoni

Regia di Giorgio Bongiovanni Scene e costumi di Carla Ricotti Musiche di Marco Mojana Luci di Renzo Di Chio Maschere dei Sartori Produzione E.A.R. Teatro Di Messina Il Dottor Balanzoni                            Tommaso Minniti Rosaura, sua figlia                            Maria Laila Fernandez Beatrice, sua figlia                            Roberta Catanese Colombina, loro cameriera            Carmen Panarello Ottavio, amante di Beatrice            Luca Fiorino Florindo, amante di Rosaura         Gabriele Furnari Falanga Brighella, suo confidente                Tommaso Minniti Pantalone, padre di                         Leonardo de Colle Lelio, il bugiardo                                Angelo Campolo Arlecchino, suo servo                      Enrico Bonavera Un vetturino napolitano                  Lorenzo Pizzurro Una giovine di mercante                Adriana Mangano Un portalettere                                 Simone Corso  Suonatori                                           Ilenia Giorgianni                                                              Raimonda Ruginyte                                                              Sonia Zanetti  

Uno spettacolo per ridere dei bugiardi da commedia e del sottile confine tra verità e finzione. Sullo sfondo di una Venezia da favola, una serenata tra i canali innesca l’inarrestabile catena di menzogne che Lelio, come i bugiardi di ogni tempo, usa per mutare l’inganno in realtà.

Estratto dalle note di regia di Giorgio Bongiovanni

Nella commedia recitata in una sera di primavera del 1750 a Mantova, Goldoni non presentò certo al pubblico un personaggio del tutto nuovo: già un secolo prima Alarcón e Corneille avevano posto in scena figure di impenitenti bugiardi; per non parlare dei modelli omerici che avevano esaltato le menzogne di Odisseo come segno di raffinata intelligenza. D’altra parte da sempre, in diversi campi dell’attività umana, dall’amore alla politica, dal commercio all’amicizia, dalla finanza fino (ovviamente) alla pubblicità, menzogna e verità sono sempre state separate da un unico, sottilissimo, labile confine. Ne Il bugiardo di Goldoni si capovolge lo schema morale dell’intreccio con la perdita del giudizio moralistico nei confronti della me<iframe width=”560″ height=”315″ src=”https://www.youtube.com/embed/htWvEvr10qw” frameborder=”0″ allowfullscreen></iframe>nzogna.

Lelio, il bugiardo, diventa simpatico, estroso e geniale nelle sue invenzioni. Il pubblico finisce per parteggiare per lui anche quando, alla fine, viene smascherato. La menzogna esercita fascino e simpatia, l’ingiustizia non viene punita. Tutti coloro che ne sono coinvolti la condannano, ma chi sta fuori a guardare la scena si diverte alle rocambolesche invenzioni del malvagio imbroglione. Il pubblico dovrebbe, teoricamente, avvertire un senso di disagio assistendo all’ultima scena, in cui si ritrova a simpatizzare con un ignobile farabutto che l’imperativo morale vorrebbe invece odioso. Goldoni sembra suggerirci che, probabilmente, questa simpatia verso il criminale, il maledetto, il pirata, è qualcosa di connaturato all’umano. Noi tutti, sembra riflettere Goldoni, spettatori nel Teatro del Mondo, siamo attratti dall’ignobile menzogna, dall’offensiva ingiustizia, ma solo finché non ne siamo toccati. Se non siamo coinvolti ci divertiamo un mondo allo spettacolo del mentitore; ma quando tocca a noi, come ai personaggi sulla scena, ci arrabbiamo, ci indigniamo e siamo pronti a reclamare le più atroci pene per i bugiardi.

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