AUDIODESCRIZIONE OPERA LIRICA iL tabarro E CAVALLERIA RUSTICANA TEATRO VITTORIO EMANUELE DI MESSINA

by on Ott 16, 2010 in Archivio , Opera lirica

TEATRO DI MESSINA

“VITTORIO EMANUELE”

OPERE LIRICHE CON AUDIODESCRIZIONE A CURA DI ISIVIU’

26, 28 E 30 OTTOBRE 2010

IL TABARRO

DI GIACOMO PUCCINI

CAVALLERIA RUSTICANA

DI PIETRO MASCAGNI

IL TABARRO

Opera in un atto su libretto di Giuseppe Adami Da La Houppelande di Didier Gold musica di Giacomo Puccini

Sinossi

Sulla Senna è ancorato un vecchio barcone da carico, di cui è padrone Michele. Questi, che ha sposato Giorgetta, una parigina di diversi anni più giovane di lui, avverte che l’unione è in crisi e sospetta da troppi indizi che ella, sempre più insofferente e scontrosa nei suoi riguardi, lo tradisca con un altro uomo. Il sospetto si dimostra fondato: Giorgetta è innamorata di Luigi, un giovane scaricatore che si è legato perdutamente a lei e che ogni sera, richiamato dal tenue chiarore di un fiammifero acceso, la raggiunge protetto dall’oscurità. Mentre Giorgetta si ritira nella sua cabina in attesa che il marito la segua e si assopisca, per poi incontrarsi con l’amato, Michele indugia e rimane solo a rimuginare sui suoi sospetti e a immaginare chi, tra i suoi uomini, potrebbe essere l’amante; nel frattempo accende la pipa. Scambiandolo per il segnale convenuto, Luigi sale sulla barca e Michele lo afferra. Lo costringe con violenza a confessare le sue colpe e lo uccide nascondendone il corpo col proprio tabarro. Giorgetta, allarmata dai rumori, sale in coperta e per essere rassicurata; chiede al marito di essere avvolta nel tabarro, come un tempo. Michele lo apre e avvicina la faccia di lei a quella del cadavere di Luigi. Sia nel libretto sia nella partitura sono specificate le età dei personaggi: Michele ha cinquant’anni, la moglie Giorgetta la metà, l’amante Luigi è appena ventenne. Sono dati importantissimi, perché offrono un movente naturalistico al tradimento nella differenza di età della coppia. Inoltre non bisogna dimenticare che la morte del figlio ha contribuito a sgretolare l’unione; il dolore per la perdita del bambino ha provocato nella madre una reazione di ribellione, di evasione dalle vecchie e scontate cose, per cercare nel futuro, cioè in Luigi, la ragione della sua esistenza. Un altro elemento importante è l’ambientazione: la Senna, che è parte peculiare di Parigi, diventa una realtà drammatica, tangibile momento per momento nella partitura e, come dice Mosco Carner, se nel dramma «resta solo uno sfondo», nell’opera «sembra invadere la scena come una nebbia malefica attraverso la quale si muovono i personaggi». La tristezza greve del fiume accompagna la squallida e faticosa esistenza di questo popolo di vinti, scandisce le loro azioni ripetitive, i loro ritmi di vita sempre uguali, distrugge le loro speranze e i loro sogni come un destino ineluttabile.

CAVALLERIA RUSTICANA

Opera in un atto  su libretto di Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti Da la novella omonima di Giovanni Verga musica di Pietro Mascagni

Sinossi

Unico atto, ambientato in sicilia alla fine dell’800. All’alba della domenica di Pasqua Turiddu (tenore), figlio di Lucia (contralto) intona un canto malinconico (O Lola ch’hai di latti la cammisa) a Lola (mezzo soprano), la bella ragazza di cui si era perdutamente innamorato prima di partire militare e che, al suo ritorno, aveva trovato sposa del carrettiere Alfio (baritono). Turiddu, ancora innamorato di Lola, aveva cercato di dimenticarla con un’altra donna, Santuzza (soprano). Non vi fu nulla da fare purtroppo, e Turiddu, dopo avere sedotto Santuzza e avere promesso di sposarla, veniva “rapito” dalla gelosa Lola intrattenendo con questa relazioni amorose durante le lunghe assenze del marito. Santuzza,  si reca a casa di Lucia, per parlare di Turiddu. Mamma Lucia, crede che il figlio sia andato a Francofonte a fare provvista di vino, e non sa che invece è in paese. Sopraggiunge nel mentre Alfio, che intona un canto che esalta la bellezza del suo mestiere (Oh, che bel mestiere fare il carrettiere). Alfio chiede a mamma Lucia un bicchiere di vino Lucia afferma che non ha vino e che suo figlio si è recato nel paese vicino ad acquistarlo. Alfio allora soggiunge di avere visto Turiddu quella stessa mattina nei pressi di casa sua. Lucia viene fermata da Santuzza circa ulteriori spiegazioni e nel mentre passa la processione dei fedeli diretti in chiesa, e tutti intonano  intonano il canto del regina Coeli. Terminato il canto la gente entra nella chiesa e Santuzza e Lucia rimangono sole. Mamma Lucia chiede il perché della visita e Santuzza le confida che Turiddu, dopo averle tolto l’onore e promesso di sposarla ha ricominciato a trescare con Lola. Scossa dalla notizia, mamma Lucia si reca in chiesa. Giunge intanto Turiddu sulla piazza del paese: egli risponde evasivamente alle domande di Santuzza tentando invano di calmarla. Il dialogo è interrotto dall’arrivo di Lola che sta per recarsi in chiesa cantando una stornello. Dopo avere chiesto se il marito fosse da quelle parti, si reca in chiesa percependo l’atteggiamento ostile di Santuzza. Santuzza intanto trattiene Turiddu per un braccio impedendogli di seguire Lola. Disperata e piangente lo implora di non abbandonarla . Turiddu seccato la respinge con violenza e si reca in chiesa. Santuzza lo maledice per avere infranto la promessa delle nozze (A te la mala Pasqua! Spergiuro!) e rivela ad Alfio, appena sopraggiunto, l’infedeltà della moglie che riceve Turiddu in casa quando egli è al lavoro, e la sua disperazione per essere stata disonorata . Alfio incredulo minaccia di morte Santuzza in caso abbia raccontato una menzogna, diversamente il carrettiere si ripromette di vendicarsi entro la stessa giornata. Santuzza esca di scena e con la piazza vuota si odono le struggenti note dell’Intermezzo . Al termine della messa uomini e donne escono di chiesa e Turiddu invita gli amici a bere (Viva il vino spumeggiante) e inneggia alla festa e alla bellezza di Lola. Sopraggiunge Alfio; che, invitato al brindisi, rifiuta sdegnato. Turiddu comprende il gesto di sfida e butta a terra il vino, le donne si ritirano spaventate. I rivali si abbracciano e Alfio morde l’orecchio a Turiddu, segno, nella tradizione siciliana, della sfida a duello. Turiddu si addossa la responsabilità dell’accaduto ma Alfio non lo perdona. I due si lasciano e Alfio soggiunge che attenderà Turiddu dietro l’orto. Turiddu ha un ultimo pensiero di pietà per Santuzza ed allora, fingendo di essere ebbro, dichiara di volere prendere una boccata d’aria. Prima di uscire raccomanda Santuzza alla madre alla quale poi chiede di essere benedetto . Subito dopo fugge via. Giunge Santuzza che in preda ad un presentimento fatale abbraccia Mamma Lucia, ignara del duello, angosciata e in preda ad un triste presentimento invano domanda spiegazioni delle sue parole e del suo comportamento; ella non riesce a trattenerlo. Giunge poco dopo un mormorio lontano, poi il grido delle donne: “Hanno ammazzato compare Turiddu”

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