Spettacolo Adattato in LIS LA FESTA/PALI di Spiro Scimone

by on Nov 10, 2010 in Archivio , Teatro
10/14 NOVEMBRE 2010 LA FESTA / PALI di Spiro Scimone con Francesco Sframeli, Spiro Scimone Salvatore Arena e Gianluca Cesale regia Gianfelice Imparato / Francesco Sframeli A FESTA / PALI DI SPIRO SCIMONE LA FESTA La festa è un testo scritto con dialoghi brevissimi, fatti di battute di poche parole, spesso una sola. Con un uso molto musicale della frase, su un ritmo sincopato che mette in evidenza le frequenti ripetizioni e variazioni di un medesimo tema. Ma ripetizioni e variazioni portano anche a esplorare tutte le possibilità offerte dalle parole, la loro necessità. Sono le armi affilate da una lunga esperienza con cui si confrontano i tre personaggi in un continuo rinfacciarsi episodi distorti e un passato forse inventato. Sono un padre, una madre e un figlio, rinchiusi nello spazio geometrico di un’astratta cucina, il chiuso contenitore di quel microcosmo familiare che dialogano per domande e risposte. Com’è il tempo? Vuoi il latte? Hai messo lo zucchero? È calda l’acqua? Come formule di un rito che si ripete uguale da un lungo tempo. Banalmente uguale. La festa del titolo celebra un anniversario, i trent’anni di matrimonio della coppia. E fondamentale è l’aspetto del gioco, cioè proprio del recitare. Ciascuno dei tre personaggi recita infatti la propria parte. La madre assillante che accentua il suo ruolo di vittima. Il padre che fa la voce grossa per mascherare la propria debolezza e dipendenza. Il figlio protervo, che se ne sta accucciato a muso duro, è diventato lui il vero padrone di casa, anche perché è lui che mette i soldi, oscuramente guadagnati. Il gioco è teso, crudele, apparentemente devastante. Con una continua nota di comicità. La madre rinfaccia. Il padre fa il gesto di uno schiaffo che è incapace di dare. Il figlio, cosa fa il figlio? Il figlio non fa niente, se ne sta in silenzio e quando è stanco di domande esce fuori. Ma c’è un limite nel gioco oltre cui non può andare. La necessità di non arrivare alla rottura, perché il giorno dopo si possa riprendere da capo, con le stesse parole. Con lo stesso rito. PALI Premio UBU 2009 migliore novità italiana In fuga da una società sempre più emarginata, quattro personaggi – La Bruciata, Senzamani, Il Nero e L’Altro – raccontano il vuoto, il disagio, le continue ingiustizie del nostro tempo… del nostro cattivo tempo. Urlano il malessere e lo scontento, raccontandoci i loro sogni infranti in un impasto linguistico di sorprendente maturità. Per salvarsi da un mondo saturo di egoismo, intolleranza e indifferenza, questi stiliti dell’oggi cercano rifugio sui Pali, per continuare a vedere ciò che tanti occhi fingono di non vedere più. Corpi lingua, corpi vivi di linguaggio, ritrovano così il piacere e il gusto di sentirsi liberi ritagliandosi un loro luogo ideale, intriso di atmosfere irreali e paradossali. Con l’occhio sospeso tra il circo e l’apologo metafisico, scrutano, denunciano, senza alcuna fede in un cambiamento: non resta loro che prendere distanze e precauzioni, mentre dall’alto di un quadro scenico coloratissimo lo snodarsi del racconto coinvolge spettatoti plaudenti e divertiti.

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