Spettacolo adattato in LIS L’INGANNO.

by on Mag 10, 2010 in Archivio , Teatro
12 MAGGIO 2010 | 16 MAGGIO 2010 L’INGANNO DI ANTHONY SHAFFER CON GLAUCO MAURI ROBERTO STURNO L’INGANNO DI ANTHONY SHAFFER Nel 1972 Anthony Shaffer ricevette il prestigioso “Premio Award” per la migliore commedia dell’ anno “Sleuth” che cominciò così la sua fortunatissima carriera teatrale. “Sleuth” thriller-psicologico lo definì subito la critica, che nell’elaborazione di Glauco Mauri prende il titolo di “L’inganno”, ebbe un tale succeso che fu, per ben due volte, adattato per il cinema. La prima volta nel 1972 con la regia di Joseph L. Mankiewicz con Laurence Olivier e Michael Caine. In seguito nel 2007 con la regia di Kenneth Branagh, con Michael Caine e Jude Law e la sceneggiatura di Harold Pinter. La prima teatrale della commedia fu a Londra, al Ambassadors Theatre con Anthony Quayle e Keith Baxter diretti da Clifford Williams, successivamente la pièce debuttò al Music Box Theatre di Broadway. Nella città di New York rimase in scena per ben 4 anni mentre a Londra le repliche si protrassero per 8 anni. Citiamo anche il fortunato adattamento francese dal titolo “Le Limier” che vide tra i suoi interpreti principali Jacques Weber e Philippe Torreton,e rimase in cartellone a Parigi per più di una stagione. Tuttora lo spettacolo viene replicato nei maggiori teatri di tutto il mondo. Qual è il motivo di tanto successo e tanto gradimento del pubblico? Anthony Shaffer certamente propone in questo suo testo tutte le sue abilità di sceneggiatore di gialli. Di rilievo sono le sue collaborazioni con Alfred Hitchcock e numerosi sono gli adattamenti per lo schermo di alcuni dei più famosi romanzi di Agatha Christie. Ma c’è qualcosa di molto di più nel fascino di questa commedia: ironia, dramma, gioco, comicità e sorprendenti colpi di scena danno a questo testo il dono di creare un’ atmosfera di grande divertita tensione. Due uomini giocano a ingannarsi, a ferirsi nei loro più intimi sentimenti in un gioco che spesso sfocia in una farsa feroce. Ma, come accade spesso nella vita, la farsa che umilia le debolezze dell’ uomo si tramuta in un dramma dove l’uomo rimane vittima di se stesso. E non a caso il gioco termina con lo sghignazzo di un pupazzo meccanico che inerte ha assistito alla scena e che ci dice, lui senza anima, quanto pazzi siano gli uomini che giocano a ingannarsi e a farsi del male. Si ride, ci si diverte ma ci si ricorda anche che l’uomo rimane sempre il protagonista, nel bene e nel male, del suo destino.

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