SPETTACOLO TEATRALE ADATTATO IN LIS L’Arte del Dubbio TEATRO DI MESSINA

by on Feb 1, 2012 in Archivio , Teatro
L’ARTE DEL DUBBIO DI STEFANO MASSINI DAL LIBRO DI GIANRICO CAROFIGLIO 1/5 febbraio 2012 Gli amici che sono interessati al nostro lavoro ci chiedono spesso: ma “L’Arte del dubbio”, che è certamente un bellissimo libro ma nasce come un manuale, addirittura come un manuale per addetti ai lavori, può essere uno spettacolo teatrale? Non era meglio prendere come base di partenza uno dei romanzi dell’ avvocato Guerrieri, che hanno una solida struttura narrativa e oltretutto sono forse più noti? È proprio questo il punto: all’inizio, oltre al tema affascinante del processo, ci ha intrigato la struttura aperta del libro, la possibilità di fare spettacolo non con la forma canonica della commedia, personaggi, intreccio, inizio e finale; ma con un racconto articolato in quadri, alle volte rivolgendosi direttamente al pubblico in sala, alle volte affidandosi, per i momenti più spettacolari, allo strumento dell’interrogatorio e alla forma del processo, che è la forma più antica di teatro che ci sia. Il processo quindi come ricostruzione collettiva e sociale della realtà della vita, non mezzo di punizione ma catarsi dei dubbi e delle deformazioni della società. Non nascondo che ci ha guidati in questa scelta anche una briciola di maliziosa volontà, quella di restituire almeno in teatro dignità e valore a una forma di aggregazione sociale senza la quale le società non esisterebbero. La ricostruzione della realtà della vita che avviene attraverso il processo è infatti un momento importante della formazione della nostra opinione collettiva, tanto più che avviene attraverso l’uso libero e spregiudicato della parola. E qui risiede l’altro motivo di interesse del nostro spettacolo: la parola è una cosa certa e univoca, solo perché può essere fissata su carta, oppure l’uso che se ne fa la rende incerta e corruttibile, manipolabile insomma come dice il titolo di un altro libro di Carofiglio? Da questo uso spregiudicato della parola nasce l’altro elemento spettacolare della nostra particolare “Arte del dubbio”: una moderna commedia dell’arte dove i giochi di parole delle maschere antiche sono sostituiti dai giochi di parole che si fanno quotidianamente nelle nostre società contemporanee. Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani sono, in senso proprio e in senso metaforico, gli attori di questo gioco perverso, spericolato, senza rete: dove la struttura narrativa della commedia è sostituita da una forma teatrale aperta, fatta di colloquio diretto col pubblico, di personaggi che entrano ed escono dai ruoli, di interventi visivi non necessariamente legati alla scenografia ottocentesca. Vuoi vedere che in questo modo ci si diverte di più? “Dieci anni fa scrissi e pubblicai un libro sulle tecniche di interrogatorio, destinato agli addetti ai lavori e costruito sulla riproduzione e sullo studio di veri verbali, tratti da veri processi. L’idea alla base di quella impostazione era che la capacità di interrogare efficacemente i testimoni in un processo penale non si possa sviluppare in teoria, ma solo analizzando l’esperienza e traendo da essa gli insegnamenti su quello che si deve e , soprattutto, su quello che non si deve fare. La cosa inattesa fu che il libro finì anche nelle mani di tanti che lo lessero come una raccolta di racconti, sorprendentemente appassionandosi ai dialoghi, alle storie e ai personaggi. Nella nuova versione di quel manuale sono state eliminate le parti strettamente giuridiche, è stato semplificato, vorrei dire bonificato, il linguaggio, c’è un titolo nuovo cui ci siamo subito affezionati. Ma nella sostanza il libro è lo stesso, anche se ora è deliberatamente rivolto a un pubblico non tecnico. Ci sono ancora indicazioni di tattica e di strategia processuale e ci sono ancora spunti di riflessione sul rapporto tra linguaggio, persuasione e verità. E soprattutto ci sono le storie. Incorporate, ma non intrappolate nei verbali. Storie ridicole, storie avvincenti, storie drammatiche o tragiche. Schegge del reale, pezzi di vita che, raccontati sul palcoscenico del processo, diventano modelli del mondo. Perché, in fin dei conti, questo è sempre stato un libro di storie e sulle storie. “Perché le storie sono tutto quello che abbiamo”. Gianrico Carofiglio L’anagramma della parola “la verità” è “relativa”. Niente come questa battuta introduce nel cuore del saggio – racconto di Gianrico Carofiglio “L’arte del dubbio”. Dove dubbio sta per ricerca, ambivalenza, possibilità, incarnate in storie di tribunale, e quindi teatralmente e socialmente vivissime, in interrogatori dall’esito imprevedibile, in personaggi la cui verità emerge involontariamente dalle asprezze del contraddittorio. Perché in fin dei conti questa piccola parola di sei lettere (di cui due consonanti raddoppiate buttate là nel mezzo, proprio come un mini-oceano di meditazione…) contiene molto di più di quel che si potrebbe a prima vista pensare: la capacità di interrogarsi, di interrogare la realtà, senza venirne passivamente inondati. Dubbio è spirito critico, è apertura di mente, è un orizzonte senza mura nel mezzo; insomma, nel dubbio sta tutto. E come potrebbe essere altrimenti, dal momento che l’essere umano svolge la sua esistenza fra le apparenze di una realtà sfaccettata e multiforme, sempre cangiante, sempre alterna, sempre dedita a cambiar pelle come i camaleonti? A maggior ragione se la realtà – come in questo momento – è un cocktail micidiale fra vero e virtuale, artificio e sostanza, fiction e reality. Sono o non sono i termini della nostra epoca? Gianrico Carofiglio ha scritto non un saggio ma un manuale di sopravvivenza. Il suo è un libello delizioso su questo tema. In termini giudiziari, certo, ma proprio per questo privi di voli pindarici, molto poco teorici, bensì assai concreti, declinati su quel catalogo infinito di casi diversi che è l’umana società. Un abbecedario sul dubbio. Un manuale di procedura processuale non soltanto per stanare verità, ma per intuire, intravedere, aprire vie non battute laddove l’ovvio altrimenti impererebbe. Scorrono i più svariati casi di cronaca, nelle preziose pagine volteriane di Carofiglio, come un mosaico di tessere imprevedibili, dove molto spesso niente è come appare. Stefano Massini

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