SPETTACOLO TEATRALE ADATTATO IN LIS Mercadet L’affarista. TEATRO DI MESSINA

by on Gen 1, 2012 in Archivio , Teatro
MERCADET L’AFFARISTA DI HONORÈ DE BALZAC 4/8 gennaio 2012 Una galleria di comprimari su cui svetta un personaggio monomaniaco, vigoroso, geniale e cialtrone: Mercadet, L’affarista, interpretato da Geppy Gleijeses, per la regia di Antonio Calenda. Un carattere eccezionale, degno della grande Commedia umana di Balzac, per un testo che possiede una stringente attualità: Un incredibile impatto sul lettore contemporaneo – sono parole di Calenda – poiché tratta temi molto sentiti come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle borse, il mondo losco e cinico degli affari. Lo spettacolo vede unito l’impegno del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e del Teatro Stabile di Calabria. Sulla scena campeggia uno sfavillante e lussuoso lampadario. Attorno, un gran numero di mobili delle più diverse dimensioni: armadi, credenze, stipi. Da qualcuno di essi pende un’etichetta, come se fossero pronti per un’asta o una confisca… Lo spazio di Mercadet è segnato dal simbolo luminoso di un passato ricco e, contemporaneamente, dagli elementi di un’evidente precarietà che connota il suo presente. L’immagine – suggerita dallo stesso Calenda e concretizzata dallo scenografo Pier Paolo Bisleri – ci lascia intuire già molto del protagonista: una figura attorno alla quale Balzac ha costruito il più felice dei suoi lavori teatrali. Mercadet vive nel perseguire la sua unica fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: è mosso da una sorta di libido del denaro, una vera nevrosi esistenziale. Gioca in borsa con soldi che – in realtà – non gli appartengono. Egli è infatti sull’orlo della bancarotta, assediato dai creditori: una crisi, che fin dall’inizio imputa al socio Godeau, andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più. Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta beckettianamente inerte, tutt’altro: certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo della propria fortuna e la costringe a partecipare elegantemente abbigliata a ogni occasione mondana. Un modo per “truccare” il mercato in proprio favore, per tenere in pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile guadagno. Così ottiene le loro azioni e addirittura i risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Cerca anche di maritare la figlia bruttina – interpretata da Marianella Bargilli – a un dandy apparentemente agiato che si rivela poi uno spiantato… ma i suoi piani s’incrinano. Come andrà a finire?

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